Cacciamogliela Libera! – progetto Link

Sono aperte le iscrizioni per partecipare al progetto “cacciamogliela libera”, un percorso di educazione alla legalità promosso dalla Comunità della Valle dei Laghi in collaborazione con il Piano Giovani di Zona e il coordinamento del Trentino di Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie.

Quello della legalità e della lotta alla criminalità organizzata è un tema che tocca su cui tutti dobbiamo imparare ad interrogarci, perché è una realtà meno lontana di quanto si possa credere.

Come è organizzata la criminalità organizzata in nord Italia? Quali sono gli interessi in gioco? Quali sono le dinamiche sospette a cui tutti dovremmo fare attenzione? Questi sono solo alcuni degli aspetti che verranno affrontati in questo percorso insieme a chi è quotidianamente in prima linea nel contrasto alla criminalità organizzata.

Il progetto è aperto a un gruppo di venti ragazzi di età compresa tra i 17 e i 25 anni che vogliono conoscere più da vicino la realtà della lotta alla criminalità organizzata e prevede momenti formativi, la partecipazione alla giornata della memoria che si terrà sabato 17 marzo a Genova e ad un campo di lavoro nel corso dell’estate a Cascina Caccia, un bene confiscato alla criminalità organizzata in Provincia di Torino. Al termine del percorso è prevista una restituzione sul territorio. Per info ed iscrizioni puoi contattare il referente tecnico di Piano Giovani Veronica Sommadossi all’indirizzo [email protected]

Questo percorso si inserisce all’interno del “progetto Link percorsi di educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva in Valle dei Laghi, che nasce dalla collaborazione tra la Comunità della Valle dei Laghi, la Comunità Murialdo, la Fondazione AIDA e il Piano Giovani di Zona e prevede una serie di interventi sul territorio lungo tutto il 2012 grazie al contributo del Servizio Autonomie Locali della Provincia Autonoma di Trento.

Scarica il modulo di iscrizione [.pdf] Attenzione le iscrizioni chiudono il 12 marzo!!

Scarica il manifesto [.pdf]

UN 21 MARZO DI LEGALITA’

 

21 marzo 2011 – Ricordare le vittime di mafia non deve essere solo un modo per onorarne la memoria, ma è prima di tutto un modo per rinnovare l’impegno per un’Italia migliore.

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Quanti di voi riescono a dare un nome al volto sorridente dell’uomo nella foto qui a fianco? .

È strano come in Italia ci siano episodi di cronaca nera che sono destinati ad occupare le prime pagine dei giornali per mesi (o addirittura anni in qualche caso) e casi che finiscono nel dimenticatoio nel giro di pochi giorni.

Da un lato omicidi che, per la loro morbosità, ben si adattano ai gusti di un pubblico di casalinghe curiose ed annoiate. Dall’altra omicidi dai contorni meno chiari, difficili da raccontare ad un pubblico che si riesce a manipolare e distrarre con facilità. Omicidi di cui pochi vogliono sentir parlare.

Quelli di mafia sono omicidi scomodi per il mondo dell’informazione, perché chiamano a sedere sul banco degli imputati non solo i mandanti e gli esecutori, ma anche quella parte della società civile che, con la propria indifferenza, non ha voluto proteggere e sostenere l’impegno di coloro che si sono battuti contro la criminalità organizzata.

Uomini e donne come Angelo Vassallo, Francesco Fortugno, Ilaria Alpi, Mauro Rostagno, Mario Francese, Lollò Cartisano, per citare alcuni dei nomi che ogni anno vengono letti ogni 21 marzo dagli attivisti di Libera, in occasione della giornata della memoria e dell’impegno per le vittime della mafia.

Ricordare e ripetere questa lunga lista di nomi di vittime della criminalità organizzata non è solo un gesto di rispetto nei confronti della loro memoria, ma anche e soprattutto un modo per rinnovare anche in loro nome l’impegno per costruire una società più giusta.Erano imprenditori che si sono rifiutati di pagare il pizzo, giornalisti impegnati nella denuncia delle collusioni tra la classe dirigente e criminalità organizzata, magistrati e poliziotti che lottavano giorno dopo giorno per affermare la legalità, politici che cercavano di portare la trasparenza nei palazzi del potere.

Nessuno di loro ha scelto di morire: erano persone che amavano la vita e che proprio perché amavano il loro paese non accettavano di scendere a compromessi, consapevoli dei rischi che correvano.

È a loro che deve essere dedicato l’impegno della società, della politica, di ciascuno di noi per costruire un’Italia migliore.