Dieci anni dopo l’America ha perso la sua unità nazionale

“Dobbiamo guardare avanti, dopo un decennio di guerre è tempo per l’America di ricostruire qui a casa”. Barack Obama onora le vittime dell’11 settembre: “Ci hanno insegnato cos’è il coraggio”. Ma quella che oggi si raccoglie nella celebrazione è un’America divisa, irriconoscibile rispetto al clima di unità nazionale di dieci anni fa. Lo dimostra un sondaggio della Abc News: nel 2001, due mesi dopo l’attacco alle Torri gemelle il 63% degli americani pensava che quella tragedia aveva cambiato il paese in meglio, oggi lo crede solo il 39%. Di certo non è migliorato il senso di sicurezza: lo dimostra lo stato d’assedio che cinge New York all’arrivo dei due presidenti Obama e George Bush che alle 8.40 (le 14.40 italiane) parlano a Ground Zero davanti ai familiari delle vittime. A Manhattan come a Washington è massima allerta per un possibile attentato. Le truppe della guardia nazionale sono mobilitate per rafforzare la polizia e i reparti speciali dell’antiterrorismo. Pattuglie coi mitra spianati si vedono nel metrò, nelle stazioni e aeroporti, ai posti di blocco che controllano gli accessi di tunnel e ponti newyorchesi. Obama ieri ha riunito alla Casa Bianca un summit d’eccezione con tutti i responsabili della sicurezza nazionale. Continua la caccia al commando terroristico che potrebbe essere già negli Stati Uniti: almeno due persone di origine mediorientale ma con passaporto americano, uno dei quali identificato come Suliman; anche se l’Fbi ribadisce che la segnalazione è “credibile, non confermata”. A ricordare che la tragedia iniziata dieci anni fa continua ad avere conseguenze per l’America, ci pensano anche i talebani che dall’Afghanistan hanno emesso un comunicato: “Nell’11 settembre non abbiamo avuto alcun ruolo, però abbiamo energie infinite per combattere una guerra di lungo termine contro l’invasore, gli americani finiranno nella spazzatura della storia”.

La giornata di oggi sarà segnata dal lutto, l’omaggio alle vittime, agli eroi che si sacrificarono per portare soccorso al World Trade Center, ai passeggeri del volo United 93 che si ribellarono ai dirottatori. Ma nei media la solennità dell’evento è già intrisa di recriminazioni. Affiora il rimpianto di quella risposta compatta, patriottica, unanime, che parve la cifra iniziale del dopo-11 settembre e si dileguò rapidamente. “L’unità nazionale è un ricordo lontano”, intitola in prima pagina il Washington Post. Ancora più severo The New Yorker: “E’ stata distrutta perfino una narrazione comune di questo decennio”. La polarizzazione del paese ha raggiunto livelli tali, che anche la storia ha due letture opposte. In parte, secondo George Packer, l’11 settembre ha esasperato una lacerazione pre-esistente: l’eredità del processo di impeachment contro Bill Clinton voluto dalla destra, poi della “elezione rubata” di George Bush grazie ai brogli in Florida nel 2000. Il sussulto di coesione provocato dall’attacco di Al Qaeda durò poco perché fu a sua volta strumentalizzato da Bush: per ottenere il via libera all’invasione dell’Iraq anche da una parte dei democratici (non Obama); per concentrare poteri senza precedenti in mano all’esecutivo. “O con noi o con i terroristi”, quell’atteggiamento dell’Amministrazione Bush alienò rapidamente non solo il patrimonio di solidarietà internazionale, ma anche l’unità bipartisan dentro gli Stati Uniti. La scoperta delle bugie sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, gli abusi contro i diritti umani a Guantanamo e Abu Ghraib, scavarono nuovamente il solco tra le due Americhe, e più profondo di prima. La radicalizzazione della destra è visibile anche nel modo di celebrare questo decennale: l’ex vicepresidente Dick Cheney e altri neocon rifiutano di riconoscere i meriti di Obama per l’eliminazione di Osama Bin Laden, il cervello e regista della strage. Nel decennio che si aprì sulle immagini terribili trasmesse dalla Cnn, e si chiude sotto la leadership di audience dell’ultraconservatrice Fox News, la destra radicale considera questo presidente un impostore, sopporta con fastidio la sua presenza alle celebrazioni di oggi. Il presidente si dividerà fra tre eventi solenni nei tre luoghi delle stragi, ma anche per lui questa domenica è una tregua breve. Da domani tornerà a traversare l’America per sostenere il suo piano per l’occupazione, con toni bellicosi da campagna elettorale. E si capisce perché. Quanti americani considerano l’11 settembre l’evento più importante di questi dieci anni? Oggi, solo un terzo. Il 46% considera più grave la recessione. “Il futuro appartiene a chi vuole costruire, non distruggere”, dice Obama pensando alla violenza terroristica, ma per i suoi concittadini le strade per costruire sono due, divergenti, inconciliabili.

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