Il governo del (sir) Bis

«Occhio ai serpenti sotto le foglie», ammoniva Bettino Craxi a ogni crisi di governo. Una lezione da non dimenticare: i traditori, fossimo in Berlusconi, non li andremmo a cercare tra i deputati finiani sbattuti in prima pagina sotto la scritta wanted. Quelli hanno cambiato partito alla luce del sole, hanno spiegato ogni sera e mattina che il Pdl è un progetto fallito e che questo governo è al capolinea, è da molti mesi che il duello tra il Cavaliere e Fini va avanti a lentezza esasperante, il loro voto di sfiducia non sarebbe un tradimento ma un atto di chiarezza.

Semmai i serpenti con il loro veleno letale si annidano altrove, dove meno te l’aspetti. Nessuno può saperlo meglio di Berlusconi che nel 2007 impiegò mesi per arruolare qualche senatore del centrosinistra disposto a far cadere il governo Prodi. Telefonate, veline, posti di lavoro, offerte: e in quel caso il giuda avrebbe dovuto baciare il Professore nell’ultima seduta utile.

Quello sì che sarebbe stato un tradimento: una pugnalata sferrata al buio. Che arriva all’improvviso. Spesso, anche, per l’insipienza di chi la riceve. «Mussolini arrivò alla fatale seduta del Gran Consiglio senza immaginare neppure un momento che cosa ne sarebbe saltato fuori», si legge nella biografia del Duce di Paolo Monelli, “Mussolini piccolo borghese”, un classico del giornalismo. «Ordinò che i partecipanti vestissero la sahariana nera; alcuni giorni prima i ministri e i gerarchi erano andati da lui in borghese, chiari vestiti estivi, e se n’era lamentato… Sopraffatto e stanco lasciò che si arrivasse al voto, che lo sbalordì. Puntando i pugni sulla tavola e alzandosi pesantemente disse: “Avete provocato la crisi del regime”. E restò a discutere con i pochi fedeli se non ci fosse modo di “far fuori” quei diciannove che gli avevano votato contro, facendoli scomparire in un tumulto di popolo, indignato per il tradimento».

Ricorda qualcosa? D’accordo, ma i complotti sono il pane quotidiano non solo dei regimi. Nella democraticissima Inghilterra in una notte di novembre del 1990 la signora Thatcher, per dire di una leader leggendaria, fu sfiduciata mentre tornava precipitosamente da un vertice internazionale a Parigi. A rovesciarla furono ben 168 deputati del suo partito, terrorizzati di perdere il seggio alle elezioni successive. A voto segreto. Fino a poche ore prima aveva giurato di non voler mollare: «Governerò per altri dieci anni», aveva ruggito di fronte alle telecamere esprimendo «disprezzo e sdegno» per la fronda interna ai Tories. «Combatterò fino all’ultimo, fino alla vittoria». Dopo lo schiaffo dei ribelli si dimise, invece. E per impedire l’ascesa dell’odiato rivale interno Micheal Heseltine lasciò il posto a John Major, il Cancelliere dello Scacchiere, il suo Tremonti. In cambio ricevette 17mila sterline e il titolo di baronessa. Che non valgono un salvacondotto giudiziario, ma insomma.

Conclusione: i traditori veri si muovono nell’ombra. E spesso agiscono nell’inner circle del Capo. Per questo Berlusconi farebbe bene a guardarsi intorno. Chi dice Berlusconi Bis forse allude al Sir Bis del disneyano “Robin Hood”, il serpente che sibila consigli alla corte del Re. E su chi sia il Sir Bis della corte berlusconiana, se il fedele Sottosegretario o l’ambizioso Ministro dell’Economia, ognuno può sbizzarrirsi. La lista è lunga, forse gli «attempati signori» che tramano contro il governo cui alludeva Berlusconi ieri non erano solo Fini e Casini. Occhio ai serpenti sotto le foglie.