L’ESTENSIONE DEL DIRITTO AL VOTO

Nell’ultimo post parlavo di partecipazione e di appartenenza al territorio. Oggi vorrei allargare un po’ il tema sui concetti di identità e di cittadinanza, per fare una riflessione sul diritto al voto. Parlare di estensione del diritto di voto, almeno per le elezioni amministrative, agli stranieri residenti in un territorio sembra oggi quasi rivoluzionario… eppure la proposta era uscita appena due anni fa (epoca alla quale si riferisce la vignetta di Vauro qui a fianco), quando a livello nazionale si discuteva della riforma elettorale che avrebbe dovuto sostituire il “porcellum“.  Purtroppo, come in molti altri settori importanti, non siamo arrivati ad un risultato, anche perché le forze politiche che sostenevano quest’idea sono diventate oggi “extraparlamentari per forza maggiore“.

A volte mi sembra passata un’epoca dalle elezioni 2008 e, seguendo giorno per giorno la cronaca politica nazionale, rimpiango  i giorni in cui ci lamentavamo del governo di Romano Prodi. Oggi, anche se si continua a discutere di una riforma elettorale tanto urgente quanto necessaria per restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti e alla democrazia la propria dignità, nessuno ha più il coraggio di parlare di voto agli immigrati. Certo pretendere che un partito populista – come la Lega Nord che ha voluto e sostiene la barbara politica dei respingimenti indiscriminati – prenda anche solo in considerazione l’estensione del diritto di voto è quanto meno utopistico, ma sono convinto che il rischio sia di perdere un’occasione importante di promuovere l’integrazione… e di dare un messaggio forte e positivo a tutto il paese.

Ecco perché ieri sera, alla riunione della campagna elettorale che si è tenuta a Lasino, ho chiesto a Giorgio Lunelli – uno dei firmatari della riforma delle comunità di Valle del 2009 – “perché non è stata considerata la possibilità di estendere il diritto di voto per le elezioni dell’Assemblea e del Presidente della Comunità di Valle anche agli immigrati residenti e ai giovani dai 16 ai 18 anni?“. La domanda non era casuale e ne includeva due più profonde: se in gioco c’è il futuro della nostra comunità, perché restano esclusi dalle elezioni  proprio coloro che subiranno maggiormente le conseguenze delle scelte politiche che dovrebbero tracciare le linee di sviluppo della Valle dei Laghi? Se la “partecipazione” non è soltanto uno slogan ad effetto per fare della retorica, perché gli unici a non contare sono proprio coloro da cui dipende il futuro del nostro territorio?

Le scelte politiche dell’Assemblea della Comunità di Valle potrebbero ad esempio fare la differenza per un giovane laureato che potrebbe trovare un lavoro adeguato alla sua qualifica in Valle dei Laghi, anziché dover fare tutti i giorni il pendolare per lavorare a Trento oppure per una coppia extracomunitaria immigrata in valle che potrebbe ottenere una casa in affitto a canone agevolato e trovare dei servizi di supporto per pensare di costruire la propria famiglia.

Possiamo continuare a nascondere la testa sotto la sabbia e dire che un politico serio e lungimirante riesce a riconoscere e venire incontro alle esigenze anche delle categorie che non sono rappresentate, ma, per essere molto concreti, proviamo a confrontare il numero degli spazi di aggregazione messi a disposizione dalle amministrazioni comunali della Valle dei Laghi ai gruppi anziani ed alpini con quelli messi a disposizione dei giovani dai 15 ai 30 anni. Siamo ancora sicuri che il peso politico (ed elettorale!) di una categoria non condizioni il modo in cui vengono distribuite le risorse sul territorio?

Nel 1946, in Italia si decise per la prima volta di compiere una scelta rivoluzionaria:  estendere il diritto di voto anche alle donne. Nonostante questo oggi, sessantaquattro anni dopo, la parità di genere ci appare ancora come un obiettivo lontano, visto che non abbiamo neppure una legge che garantisca le quote rosa in parlamento. Quanto vogliamo ancora aspettare prima di dare peso e rilevanza politica anche a tutti gli altri? A livello europeo molti paesi (Danimarca, Norvegia, Spagna, Olanda, Irlanda) hanno già fatto la scelta coraggiosa di introdurre il diritto di voto agli immigrati alle elezioni amministrative, sostituendo come criterio per il riconoscimento dei diritti politici la residenza alla cittadinanza. Per quanto vogliamo essere ancora il fanalino di coda d’Europa?