RISCHI E BENEFICI DELLE LISTE CON SIMBOLO DI PARTITO

Una questione che è stata messa al centro di questa campagna elettorale è la critica feroce ai partiti. Molti, soprattutto a voce, ma anche via mail, mi hanno chiesto  “perché i partiti vogliono mettere le mani sulla Valle dei Laghi?“, ma anche “quale valore aggiunto possono portare i partiti alla vita politica della comunità?” e ancora “come potranno le liste che si presentano con il simbolo di un partito fare il bene della valle dei laghi se devono rispondere alle loro segreterie provinciali?“.

Non mi piace fare polemiche sterili, ma credo che bisognerebbe ridimensionare l’entità di questi timori che non a caso sono fomentati proprio dalle liste civiche: i partiti sono per loro natura degli strumenti di esercizio della democrazia rappresentativa, o meglio associazioni che si occupano di organizzare la vita politica di una comunità (più o meno grande). Non nego che anche i partiti, come del resto qualsiasi altro strumento – dai più semplici e concreti, come il coltello o il computer, fino ai più complessi ed astratti come la democrazia o l’autonomia – presentino rischi tangibili ma anche potenzialità e vantaggi. Dipende tutto dal “come” e dal “fine” con cui vengono utilizzati.

Sono convinto che, anche se legate ad un simbolo partitico, le liste della coalizione di centro sinistra (posso parlare in particolare di quella del Partito Democratico) non siano dei “burattini” delle segreterie di partito provinciali e al contrario siano espressione pluralista del territorio nel suo insieme; tanto è vero che il programma della coalizione è frutto di un lavoro di condivisione di idee di semplici cittadini, candidati e attivisti LOCALI dei tre partiti e che il Partito Democratico ha proposto di candidare nella propria lista, senza imporre alcun tipo di restrizione (o per meglio dire lasciando piena libertà), anche a me, non tesserato e schierato in un’area politica riconducibile sì alla sinistra, ma ad una sinistra più estrema… ormai extraparlamentare per forza maggiore!

Io credo che i Partiti siano lo strumento adatto attraverso cui governare la Comunità di Valle. Non nego che si corrano dei rischi, ma è vero anche che continuiamo a tenere in cucina i coltelli pur sapendo che potrebbero essere utilizzati anche come arma di offesa, addirittura per uccidere, e non solo per tagliare il pane.

Le Comunità di Valle, anche se piccole, sono e devono essere qualcosa di diverso dai comuni perché sono chiamate ad assolvere compiti che non sono solo amministrativi, ma anche politici (nel senso del decidere insieme “dove vogliamo andare come comunità“).

Un primo vantaggio, che deriva dalla presenza di liste che si presentano con il simbolo di un partito, è che i candidati di quelle liste si espongono dando – agli elettori prima e agli interlocutori (dentro e fuori la comunità) poi – un messaggio meno ambiguo rispetto alla propria collocazione politica. Ci vuole il coraggio di dire chiaramente dove si sta e con chi per evitare di prestarsi a logiche di trasformismo, di opportunismo o di voto di scambio. Essere parte di una lista partitica non vuol dire però obbedienza assoluta, e neppure “intrupparsi” all’interno di una struttura gerarchica chiusa. Il politico non è e non deve essere uno strumento dei partiti: la scelta dei rappresentanti spetta comunque ai cittadini elettori (che hanno il potere, almeno in queste elezioni, di esprimere le preferenza) e non alle segreterie di partito e quindi il politico può e anzi deve dire chiaramente dei “sì” e dei “no” motivati!

Il secondo importante vantaggio è che le liste che si presentano sotto il simbolo di un partito sono formate da persone che sono tenute assieme dagli ideali e i valori di fondo che sono fondanti di quel movimento politico. Al contrario, nel caso delle liste civiche, risulta spesso difficile riconoscere quali siano effettivamente le ragioni attorno a cui si è raccolto quel gruppo di persone. Temo anche, se a queste elezioni si fossero presentate soltanto liste civiche, non saremmo riusciti a parlare di un progetto per la Valle dei Laghi intesa nel suo insieme e avremmo assistito invece all’ennesima resa dei conti – comune per comune – di battaglie passate,  replicando ancora una volta lo spettacolo degradante a cui abbiamo assistito nel corso della campagna elettorale per le elezioni comunali del maggio scorso.

La comunità di valle è e deve essere qualcosa di diverso: un luogo da cui partire insieme non per perseguire obiettivi di piccolo cabotaggio legati al proprio comune, al proprio paese, ma per tracciare insieme a tutti un progetto condiviso e partecipato per lo sviluppo complessivo del territorio.

Il terzo vantaggio non è direttamente legato alla vita delle Comunità di Valle, ma riguarda il futuro dei partiti, in particolare di quelli di sinistra. In questi anni i pariti politici hanno perduto il contatto con la gente, dando uno spettacolo a volte veramente degradante, soprattutto a livello nazionale, di inciviltà e di scarsa conoscenza dei problemi del paese reale, provocando nei cittadini disaffezione e sfiducia nei confronti della classe politica. Portare nuove persone, prese direttamente dal territorio (come ha fatto la coalizione di centro sinistra in Valle dei Laghi), che conoscono i problemi reali della gente comune e che in futuro possono avere un peso (almeno numerico) all’interno di quei partiti può riavvicinare la politica alla realtà (e le persone alla politica) dando una dimensione più reale ed umana  alle cose e contribuendo a realizzando quella politica, fatta dalla gente comune per la gente comune, che è radicata nell’identità eappartiene ai principi più belli e condivisibili della Sinistra.

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