L’AIDS che non fa notizia – Net Generation

A inizio novembre il settimanale l’Espresso ha pubblicato un’approfondita inchiesta, che evidenziava una preoccupante diminuizione nell’utilizzo del preservativo, in particolare tra i giovani. Un calo della guardia sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili che dovrebbe far riflettere tutti.

Colpa dell’eccessiva superficialità con cui viene vissuta la sessualità, come vorrebbero i teorici del “sesso solo dopo il matrimonio”? oppure del fatto che utilizzare il condom non è più abbastanza trasgressivo, ora che anche Ratzinger ha manifestato qualche timido segnale di apertura sul suo utilizzo? Oppure ancora è colpa del fatto che di preservativo si è parlato sempre troppo poco nelle campagne di prevenzione dell’AIDS, come sostengono gli attivisti della LILA (lega italiana lotta all’AIDS)?

Queste sono solo tre delle molte ipotesi che, con un po’ di fantasia, si potrebbero formulare per spiegare il calo dell’appeal del preservativo sui giovani, ma a prescindere dalle proprie opinioni personali in tema di libertà sessuali, sarebbe meglio provare a trovare delle risposte efficaci a questo problema, piuttosto che concentrarsi solo sulle sue cause.

Sempre in novembre l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato  le stime sulla diffusione dell’AIDS in Italia e c’è un dato tra i tanti che vale la pena di citare: oggi quasi nella metà dei casi, l’infezione da HIV viene scoperta quando si manifestano i primi sintomi gravi della malattia, anni dopo il primo contatto con il virus.

Questo significa che ci sono migliaia di persone in tutta Italia che non si considerano a rischio e non si sottopongono al test pur avendo rapporti sessuali non protetti. Uomini e donne che scoprono di essere sieropositive solo anni dopo aver contratto l’HIV, quando ormai le possibilità a livello terapeutico iniziano a ridursi… e soprattutto dopo aver infettato molte altre persone!

Pare proprio a questo punto che purtroppo in Italia non sia ancora passato il messaggio che oggi non ha più senso parlare di “gruppi” a rischio., perché ad essere a rischio è qualsiasi persona abbia rapporti sessuali non protetti, a prescindere da religione, orientamento sessuale e stato civile. Proprio quest’ignoranza di fondo porta a considerare AIDS un problema lontano, a sottovalutare i rischi e a continuare questa catena di infezioni che si diffonde al ritmo di quasi 11 nuovi contagi al giorno.

Forse non è mettendo distributori gratuiti di preservativi nelle scuole superiori che si può pensare di risolvere  il problema, ma certo è che predicare l’astinenza non aiuterà ad otterre risultati migliori. Quello che servirebbe è una maggiore consapevolezza ed un’informazione equilibrata, perché attorno all’AIDS e alle persone sieropositive c’è purtroppo ancora forte pregiudizio, alimentato anche dall’ignoranza sia sulle modalità di trasmissione che sulle prospettive terapeutiche. Questo non aiuta certo neppure i sieropositivi che vivono come un segreto di cui vergognarsi il fatto di aver contratto l’HIV, per paura di essere vittima del pregiudizio, per paura di discriminazioni sul posto di lavoro, in famiglia, con gli amici. Addirittura sembra che alcuni sieropositivi in Trentino scelgano di affidarsi a centri fuori dalla provincia proprio per cercare di nascondere la propria malattia.

Cambiare la mentalità della gente non è facile, ma la sfida nelle campagne informative sulla prevenzione dell’AIDS sta oggi proprio nel passare dal tutti all’ognuno, per far sì che tutti si sentano chiamati in causa personalmente. La conoscenza è e deve essere la prima arma della prevenzione.

Articolo scritto per il primo numero di Net Generation, giornalino del Gruppo Giovani di Terlago  – dicembre 2010. Clicca qui per leggere gli altri articoli del servizio sulla prevenzione dell’HIV.

COSA VUOL DIRE ESSERE SIEROPOSITIVI IN TRENTINO OGGI?

A. è una signora di 46 anni, sieropositiva di Trento e chiarisce subito che ogni sieropositivo ha un vissuto diverso e ha anche un modo diverso di convivere con l’HIV.

A che età e come hai contratto l’infezione?

Era il 1986 allora avevo 19 anni e da 5 stavo con un ragazzo. Dopo 2 anni che ci frequentavamo ha iniziato a fare uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa. È passato un po’ di tempo prima che mi accorgessi di quello che stava succedendo, ma poi ho iniziato a capire, o meglio a vedere. Ho cercato di stargli vicino, convinta che prima o poi avrebbe smesso, ma nulla. Così, per paura di perderlo, ho cominciato anch’io. All’inizio “tiravo” poi un giorno la “roba” era bagnata e così ho iniziato a bucarmi, o meglio a farmi bucare,visto che non avevo il coraggio di farlo da sola. Ancora oggi non saprei se attribuire la mia infezione allo scambio di siringhe o a rapporti sessuali non protetti, perché in quel periodo avevo entrambi questi comportamenti.

Hai scoperto di essere sieropositiva per caso oppure ti sottoponevi regolarmente al test?

All’epoca, il test veniva proposto regolarmente a chi frequentava il Ser.T. (servizio tossicodipendenze ndr). Io non lo frequentavo, ma il mio ragazzo sì e quando lui risultò positivo gli dissero che avrei dovuto farlo anch’io in quanto avevamo rapporti sessuali non protetti.

Quanto e com’è cambiata la tua vita sociale, in particolare sul lavoro e nell’amicizia? Ti sei mai sentita discriminata?

Nel 1986 questa malattia era ancora poco conosciuta e quindi alla gente comune il nome AIDS diceva molto poco. Ho scelto con attenzione le persone a cui dire di essere sieropositiva. Ricordo ancora una datrice di lavoro che mi disse: “è una perla che doni a qualcuno e quindi, come dice il proverbio, “non si danno perle ai porci perché non sarebbero in grado di apprezzarle””. Ricordo anche la paura che avevo quando, molti anni fa, decisi di dirlo ad un’amica. Ero ricoverata nel reparto di malattie infettive, quindi era abbastanza evidente, e lei era venuta a trovarmi. Ci tenevo tanto a dirglielo e lei, con le lacrime agli occhi, mi ha abbracciata, mi disse che non era assolutamente un problema e mi chiese cosa fosse questa malattia. Fu un atteggiamento saggio, perché conoscerla meglio per non temerla è proprio l’atteggiamento con il quale l’affronto anch’io tutti i giorni da anni.

Come vivi il tuo rapporto con la sessualità? Hai paura di contagiare il tuo partner?

In questi anni ho avuto più relazioni e alcune “storielle”, sia con persone sieropositive che non. Alle persone con cui non ho iniziato una storia, non ho nemmeno detto della mia situazione: ho usato il preservativo e mi son sentita apposto così. Con le altre persone direi che la consapevolezza è stata l’unica “arma” che mi ha permesso di vivere serenamente nel rispetto reciproco. Certo il virus c’è, però se si assumono le terapie regolarmente, si riesce a tenerlo sotto controllo e diventa meno infettante. Se si conoscono quali sono i liquidi attraverso cui si trasmette il virus, si cerca di fare in modo di evitare il contatto diretto. Ancora una volta la consapevolezza dà sicurezza e serenità.

In che cosa ti limita maggiormente il fatto di essere sieropositiva?

Quando all’età di 21 anni mi è stato detto che non avrei potuto aver figli, ho sentito tutto il peso che comportava. Ormai da alcuni anni, per fortuna, non è più così: una donna sieropositiva può avere figli senza il timore che l’infezione si trasmetta anche a loro. Fortunatamente, grazie al mio carattere e tutto sommato ottimista, non mi sento più di tanto limitata. Certo, bisogna assumere medicine tutti i giorni, ma il mio fisico risponde bene alla terapia. Oggi ho 43 anni…in fondo ho vissuto più della metà della mia vita con il virus in corpo.

Dal tuo punto di vista, credi che in Italia l’informazione sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili sia sufficiente? Credi ci sia una consapevolezza dei risch?o c’è disinformazione?

Purtroppo la società parla poco dell’HIV. Le istituzioni, condizionate dalla Chiesa, si guardano bene dal promuovere campagne informative e dal realizzare una giusta e corretta educazione sessuale, anche e soprattutto nelle scuole. Ho la sensazione che oggi si torni indietro piuttosto che andare avanti e su molti temi. È triste pensare che un tempo negli istituti superiori era possibile portare preservativi ed oggi non più e anche sul fronte della discriminazione la situazione non è rosea. Credo sia proprio la paura di essere visti come degli “appestati” che spinge molte persone sieropositive a nascondersi o addirittura a non volersi neppure sottoporre al test per non sapere se hanno contratto il virus. Oggi sappiamo che l’HIV non fa distinzioni di razza, sesso, età, religione o orientamento sessuale: è una malattia che riguarda l’intera società e prorio per questo vorrei sottolineare ancora il concetto che la consapevolezza e la conoscenza, sono gli strumenti che possono più aiutare sia chi convive con l’HIV, che chi deve proteggersi.

Articolo scritto per il primo numero di Net Generation, giornalino del Gruppo Giovani di Terlago  – dicembre 2010. Clicca qui per leggere gli altri articoli del servizio sulla prevenzione dell’HIV.

Combattere l’AIDS – Net Generation

+ o -. Il sesso confuso di Andrea Adriatico e Giulio Maria Corbelli. Italia 2010. 92′

In + o -. Il sesso confuso Andrea Adriatico (regista) e Giulio Maria Corbelli (giornalista) ripercorrono in prima persona gli ormai tre decenni vissuti nell’era dell’aids: la scarsa consapevolezza e il contagio negli anni ottanta, i progressi della medicina negli anni novanta, il silenzio calato negli ultimi anni, che il film vuole rompere. Al centro del loro interesse soprattutto la confusione e le trasformazioni che la malattia ha imposto nei rapporti umani e sessuali, non solo di chi ha avuto contatto con il virus. Uscito nella Giornata mondiale contro l’aids, il 1 dicembre, il dvd si compra in libreria o sul sito del film. www.piuomeno.eu

LILA del TRENTINO

La LILA è un’associazione di volontariato attiva in trentino dal 1997 che si occupa prevalentemente di fornire sostegno psicologico e legale a persone sieropositive e di diffondere la cultura della prevenzione, soprattutto tra i giovani, anche attraverso momenti formativi nelle scuole superiori. Gestisce uno sportello informativo sull’AIDS aperto lunedì dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 20.00 alle 22.00 martedì, giovedì e venerdì dalle 15.00 alle 19.00 presso la sede in via vittorio veneto 24 a Trento.. Tel. 0461/391420  email: [email protected] www.lila.it

AIDS 2010 – LA CONFERENZA DI VIENNA

In luglio si è tenuta a vienna la conferenza mondiale sulla lotta all’AIDS, organizzata dall’ONU. Nel corso della conferenza si è parlato non solo delle prospettive terapeutiche ma anche di altri importanti temi come l’accesso ai farmaci nei paesi in via di sviluppo e gli interventi per contenere la diffusione del virus. Il Governo Italiano che non era ufficialmente rappresentato ha accumulato a partire dal 2008 un debito di oltre 290 milioni di dollari nei confronti del Fondo Mondiale per la Lotta all’AIDS, denaro che sarebbe servito non solo per la ricerca di una cura, ma anche per la prevenzione nei paesi in via di sviluppo. www-aids2010.org

I NUMERI

160.000 il numero stimato dei sieropositivi in Italia

25% la percentuale di persone sieropositive che non sa di aver contratto il virus HIV

4000 il numero dei nuovi contagiati all’anno.

25.000 il numero dei malati di AIDS.

40% la percentuale di persone che scopre di aver contratto l’AIDS solo quando si manifestano i sintomi gravi

Fonte: Istituto Superiore di Sanità – novembre 2010

IL TEST

Il test è anonimo e gratuito e può essere fatto anche senza prescrizione medica in qualsiasi centro prelievi dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari. È sufficiente un normale prelievo di sangue periferico. Tracce del virus possono essere individuate attraverso il test solo tre mesi dopo essere stati contagiati. Anche se sei fedele al tuo partner può essere un gesto di responsabilità reciproca sottoporsi entrambi il test prima di mettere da parte le protezioni. Fare il test se hai avuto rapporti sessuali non protetti può salvare delle vite umane… non ultima la tua e quella di chi ami!

Le immagini sono tratte da “Yes we condom” campagna di prevenzione promossa dalla LILA nel 2009

Articolo scritto per il primo numero di Net Generation, giornalino del Gruppo Giovani di Terlago  – dicembre 2010. Clicca qui per leggere gli altri articoli del servizio sulla prevenzione dell’HIV.

“Per un sorriso in più” – ricordando Elisa Gadotti

Sabato 2 ottobre 2010 a Monte Terlago, presso la Malga dei Laghi di Lamar, si è tenuta la prima serata del progetto “Per un sorriso in più”, iniziativa promossa dal Gruppo Giovani Interparrocchiale di Vezzano e nata dal desiderio di ricordare Elisa Gadotti, una grande amica, che ora non è più con noi, scomparsa lo scorso marzo a causa di un tumore raro e difficile da curare. Come nasce il progetto? Sin da aprile si è creato un gruppo di giovani, amici e conoscenti, che, con l’appoggio del Gruppo Giovani, hanno dato vita ad una serata che potesse coniugare ricordo, informazione e solidarietà.

La serata ha visto alternarsi un primo momento di dibattito con una tavola rotonda dal titolo “Tumore: quale qualità di vita?” alla quale hanno preso parte don Carlo Chiomento, della Casa di Accoglienza la Madonnina di Candiolo (TO), il dott. Mario Cristofolini, presidente della Lega Italiana per la Lotta ai Tumori del Trentino e Daria Pedrini, coordinatrice dei volontari della Lega Tumori ed il dott. Gino Zambaldi in qualità di coordinatore del tavolo. Inoltre sono intervenuti Serena Perli, docente presso il Corso Laurea in Scienze Infermieristiche di Trento e Alessandro Santoni, infermiere che lavora presso l’hospice, unità di cure palliative che si trova presso Villa Igea a Trento. Il dibattito, interessante e coinvolgente, ha toccato diverse tematiche e ha dato spazio alle testimonianze personali mostrando in modo chiaro come il malato di tumore abbia molte necessità e non solo di tipo medico. Il malato, di qualunque età, per affrontare la malattia, ha bisogno di vivere una vita dignitosa e, per quanto possibile, circondata di affetti e normalità.

Ha avuto luogo infine la cena a buffet e l’esibizione dei gruppi the Wilson e Stargazers che hanno coronato la serata in allegria con la loro musica. Moltissime persone hanno aderito all’iniziativa e questo rappresenta per noi un grande successo. Elisa era tante cose: una figlia, una sorella, un’amica, un’educatrice e molto altro, ma più di tutte era un’esplosione di vita. Il nostro ricordo di Elisa è bellissimo, colorato, pieno di amicizia, di gioia, ma anche di crescita e di impegno. Con il suo splendido sorriso ha sempre messo il suo tempo e le sue energie a disposizione affinché potesse sbocciare un sorriso in più. É così che vogliamo ricordarla ed il titolo del progetto è indicativo di ciò che vogliamo trasmettere con questa iniziativa e con quelle che ci saranno nel corso del prossimo anno. L’obiettivo è quello di costruire, soprattutto tra i giovani ma non solo, un percorso di informazione e sensibilizzazione nei confronti di questa malattia e dei problemi delle persone che ne sono affette affinché lo splendido sorriso di Elisa faccia nascere ogni giorno un sorriso in più.

Ad oggi sono stati raccolti 4.697 Euro che verranno donati per metà all’ Istituto di Ricerca e Cura del Cancro di Candiolo e per metà alla Casa d’accoglienza la Madonnina. Il Gruppo Giovani Interparrocchiale di Vezzano ringrazia tutti quelli che hanno collaborato e hanno reso possibile questa serata: la Cassa Rurale della Valle dei Laghi, il Comune di Terlago, la Lega Tumori della Valle dei Laghi, il Gruppo Giovani di Terlago, la Pro Loco di Terlago e il Gruppo C.R.I. della Valle dei Laghi. Il nostro impegno naturalmente non si ferma con questa prima serata ed anzi, dato il successo e l’affluenza, il comitato organizzatore ha già in cantiere altre iniziative per l’anno 2011, affinché il progetto prosegua e si sviluppi sempre più.
Per contribuire al progetto: le donazioni possono essere effettuate tramite bonifico bancario sul conto intestato a Gruppo Giovani Interparrocchiale Vezzano – IBAN IT 05 G 08132 01800 000040330889, causale “Per un Sorriso in più”. Info e contatti [email protected] – 340 124.50.94
Operazione trasparenza:
4697€ offerte raccolte per l’iniziativa
264,71€ contributo Gruppo Giovani Interparrocchiale Vezzano per spese organizzative
528€ contributo Cassa Rurale della Valle dei Laghi per spese di promozione e pubblicità
792,71€ spese complessive per organizzazione serata
4697€ offerte devolute per metà al Istituto di Ricerca e Cura di Candiolo (TO) e per metà alla Casa di Accoglienza la Madonnina di Candiolo (TO)