Un corteo invaso dalle bandiere di partito

Karim Metref, nato in Algeria nel 1967, vive in Italia dal 1998. È giornalista e scrittore.

Una settimana fa, il 17 ottobre, centomila manifestanti sono arrivati da tutta Italia a piazza della Repubblica, a Roma. Immigrati, italiani, giovani, meno giovani, donne, uomini, movimenti, associazioni, sindacati e partiti si sono riuniti per dire “no al razzismo diffuso, no al razzismo di stato, no alla guerra tra i poveri”.

È stata una manifestazione diversa dalle proteste contro il razzismo che si sono svolte negli ultimi vent’anni. E anche il modo in cui è nata è stato diverso. Per la prima volta, sono state le organizzazioni autonome di immigrati a chiamare a raccolta le altre componenti della società civile. Gli immigrati non si sono limitati a fare da portabandiera “colorati” per conto dei tradizionali movimenti della sinistra, del sindacalismo e dell’associazionismo progressista.

Tutto questo, però, chi ha visto i tg della sera e chi ha letto i quotidiani del giorno dopo di certo non l’ha capito. Perché i giornalisti hanno scelto la strada più facile e sono andati a intervistare i soliti personaggi stranoti. In realtà, il non meglio identificato Comitato organizzativo è stato guardato con diffidenza fin dall’inizio. Qualcuno ha perfino provato a ostacolarlo, ma soprattutto si è cercato di ignorarlo. E così è sembrato che questa manifestazione fosse nata dal nulla.

Prima del 17 ottobre, i mezzi d’informazione hanno diffuso pochissime informazioni. Ma il lavoro capillare degli organizzatori ha costretto le direzioni di partiti e sindacati a fare una scelta: continuare a far finta di niente (e affrontare le incomprensioni con la propria base) o partecipare. La maggior parte ha scelto di partecipare e ha sottoscritto la piattaforma (considerata da molti troppo radicale) all’ultimo minuto. Alcuni sono scesi in piazza senza nemmeno prendere posizione. Alla fine, però, la manifestazione era invasa dalle bandiere di partito.

L’accordo con i politici era di lasciare la testa del corteo a chi aveva convocato la manifestazione: gli sconosciuti del Comitato 17 ottobre. Il patto è stato rispettato dai movimenti. Ma non dai pezzi grossi. Il comitato organizzativo ha dovuto fare una vera e propria caccia alla personalità, respingendo un Nichi Vendola da una parte o un Paolo Ferrero dall’altra. E mentre con Marco Ferrando si negoziava, Franco Grillini e Vittorio Agnoletto erano già sotto lo striscione di testa, circondati dalla stampa. E quando si pensava di aver ricacciato tutti indietro, ecco Dario Franceschini che arriva in contromano con una scia di giornalisti e curiosi alle calcagna e spacca in due il corteo come Mosè sul mar Rosso.

Possedere o annientare
È andata avanti così tutto il pomeriggio. Questa è l’ennesima prova che, mentre la base è piena di vitalità ed entusiasmo quando si tratta di risolvere problemi reali, la classe politica continua a essere piena solo di sé. Non si unisce a niente se non può prenderne la testa. È sempre pronta a fare discorsi, ma mai ad ascoltare. O possedere o annientare: sembra questo l’unico modo che ha di affrontare le cose.

Alla fine del percorso i manifestanti erano sfiniti, la giornata era stata piena. Molti avevano trascorso la notte viaggiando in autobus per arrivare a Roma. I pezzi grossi, invece, erano scomparsi da un po’. Figuriamoci se rimanevano ad ascoltare dei perfetti sconosciuti che parlavano dal palco. Aboubakar Soumahoro, Edda Pando, chi sono?

Di fronte a situazioni del genere c’è da riflettere. Forse un giorno riusciremo ad avere un mondo diverso su questo pianeta. Ma una manifestazione diversa, con politici come questi, sarà mai possibile? Karim Metref

Articolo tratto da: Internazionale

(vai all’articolo originale)